Non sono segreti, sono appunti.

 


Non hanno una logica, scritti a matita, iniziando un foglio nuovo per ciascun pensiero.

Scivolano sulla carta disegnati con grafite morbida. Il tempo di un pensiero è breve e la memoria che lo accompagna è evanescente.

La morbidezza permette di arrivare infondo, di attaccare con la colla del ricordo una moltitudine di segni che poi diventano parole, frasi, attimi di vita, reminiscenza o futuro.

Il grigio antracite non segna o calca come l’inchiostro, si fonde con il colore vissuto della carta riciclata.
La grafia cambia con gli sbalzi di umore, ora chiara, ora smarrita, ora stampata dentro, come le maiuscole.

Eppure nel minuscolo sfavillio di un profumo, nella fitta di un dispiacere, nello stupore di una frase ad effetto, uniscono e si riuniscono passaggi di vita.

Serve solo rallentare la corsa, per non andare in affanno.
Serve fermarsi e aprire la pagina giusta, mano, cervello, aria e cuore creano il momento del non dimenticare.

Perché è un attimo.
… un quaderno.